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London Irish e il fascino degli esuli

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Exiles che tradotto significa “esuli” è il nome con cui sono conosciuti i London Irish. Esuli dalla natia Irlanda erano i ragazzi che nel 1898 fondarono quella che oggi è per ovvie ragioni la squadra più irlandese della Premiership. Caso non isolato a Londra, capitale d’Europa ed emblema del Meltin Pot, dove è possibile scovare altri celebri club di esuli che esprimono i colori e la tradizione di singole comunità. Squadre di professionisti o di semplici appassionati: dai London Welsh che un anno fa vinsero di misura a Prato, ai London Scottish, passando per i London New Zealand, London Italians fino a team che incuriosiscono come i London Nigerian.

Il match di sabato al “Chersoni” è ricco di fascino, come sempre accade quando a Prato sbarcano gli squadroni del rugby europeo. Questi London Irish con cui si cala il sipario della Amlin Challenge Cup 2013/14 affascinano ancor di più, un po’ come è già successo per gli Harlequins. Si tratta di realtà che uniscono le indubbie qualità tecniche ad elementi cardine della tradizione ovale quali orgoglio, appartenenza e un solido legame alla propria terra di origine che si rinnova ogni anno per il San Patrick day.

Inutile stare a sottolineare che gli exiles oggi sono una multinazionale. I legami con l’Irlanda però rimangono, e la presenza in squadra di giocatori simbolo come Ian Humphreys, regista e ispiratore di quell’Ulster ai vertici del rugby europeo, o Tomas O’Leary mediano di mischia dello storico Grand Slam irlandese nel Sei nazioni 2009, rappresenta un motivo in più per godersi lo spettacolo.

Terzultimi in Premiership e piuttosto lontani dai fasti della stagione 2008/2009, anno in cui persero di un solo punto la finale assoluta del Campionato Inglese, oggi cercano di rialzare la china. A settembre le pecche difensive (una prima parte di campionato con il peggior passivo di mete subite in Premiership) hanno portato a Reading il guru dei tecnici specialisti della difesa, quello Shaun Edwards alla base dei successi di Galles e Lions Britannici. I londinesi possono inoltre contare sull’apporto di James O’ Connor, genio e sregolatezza Wallabie che nell’ultima tournee dei Lions Britannici in Australia ha mostrato di essere un giocatore di livello mondiale, nonostante una certa familiarità con l’alcool che al momento gli ha sbarrato le porte della nazionale. Sarebbe la prima volta che un atleta dell’Emisfero Sud, con un palmares individuale così importante, calca il terreno del “Chersoni”.  La necessità di fare 5 punti spingerà lo staff degli Irish a schierarlo?

 

V.B.