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Serie C il personaggio della settimana: Enrico Gianassi dall’Hockey al rugby

Enrico Gianassi

Dall’hockey al rugby passando dalla pallagrossa. E’ la “storia” sportiva di Enrico Gianassi fino alla passata stagione portiere dell’Hockey Prato 1954 con il quale è giunto ottavo nell’ultima stagione di serie A1, e da quest’anno, dopo la sua seconda partecipazione alla pallagrossa (con i verdi di San Marco) nuovo tesserato nelle file del Sesto Rugby che partecipa al campionato di serie C regionale.

Come è nata questa idea?
“Avevo bisogno di cambiare aria per tutta una serie di motivi, di cercare stimoli diversi, di ritrovare magari anche quel divertimento che si prova a praticare uno sport, che poi secondo me è la cosa principale, quindi ho deciso di accettare l’invito di Luca Randelli, conosciuto come avversario nella pallagrossa, ma diventato amico poi, a provare col il rugby e così è stato”.
Lasci l’hockey dopo tante soddisfazioni, compreso un europeo giovanile giocato con la nazionale, qualche rimpianto?
“Nessun rimpianto sono sempre stato un professionista fuori e dentro la pista, allenandomi sempre al massimo e dando sempre il cento per cento quindi non ho niente da recriminarmi, a parte forse qualche scelta sbagliata in passato, ma tutto sommato va bene così”.
Come è stato invece l’approccio al rugby? come ti sei trovato a Sesto Fiorentino?
“Mi sono trovato subito bene fin dal primo allenamento, conoscevo già uno dei due allenatori (sempre grazie alla pallagrossa) al quale ho dato la mia completa disponibilità e i ragazzi mi hanno accolto a braccia aperte mettendomi fin da subito a mio agio e facendomi sentire parte del gruppo. Ho avuto sicuramente all’inizio qualche difficoltà con le regole e con le giocate, venendo da uno sport totalmente diverso, ma allenamento dopo allenamento, grazie anche alla disponibilità totale dei compagni, sto imparando i vari meccanismi”.
Cosa ti piace del rugby e davvero diverso lo spirito dello spogliatoio, il terzo tempo, rispetto agli altri sport?
“Al di là del gioco in se, è bello lo spirito di squadra, l’appartenenza al gruppo, la totale fiducia che ogni membro della squadra ha nei propri compagni. Da quel che ho visto fin ora nel rugby non ci sono simulatori o tuffatori ma gente che dall’inizio alla fine da tutto per la propria squadra giocando duro, correndo, placcando, urlando e che poi a fine partita si congratula con gli avversari al di là del risultato senza polemiche o altro, cosa che è rara da vedere in altri sport. Si, l’unione del gruppo mi ha veramente colpito, unione che da quel che ho potuto constatare si cimenta ancora di più nel terzo tempo, stando tutti assieme parlando e scherzando”.
L’esordio di domenica scorsa come è stato? Raccontaci emozione e quello che hai provato?
“Io ho sempre fatto sport e sono abituato a certe emozioni, sono molto contento e entusiasta di questa mia nuova avventura perché come ho detto prima mi ha dato nuovi stimoli e il divertimento nel praticare uno sport. Il campionato è appena iniziato e noi siamo partiti col piede giusto, Ora c’è solo da continuare a lavorare ed allenarsi per cercare di poter dare il mio contributo ai ragazzi, ai quali va la mia totale riconoscenza!”.