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Arbitri toscani: un mondo in crescita

2008-11-18
Prato
Intervista a Riccardo Bonaccorsi

Cresce il rugby toscano e cresce di pari passo anche la classe arbitrale della nostra regione. Una classe arbitrale che si sta rinnovando, che cerca di essere sempre più vicina alle società ed ai giocatori, con la voglia di essere parte integrante del mondo del rugby e non, come capita in altri sport, ed a volte anche nel nostro, come un corpo estraneo, appena sopportato. Toscanarugby il mondo degli arbitri toscani lo ha voluto conoscere da vicino e fin dalla sua recente nascita ha pensato giusto dare spazio anche a loro. Lo abbiamo fatto osservandone il lavoro nel raduno di Tirrenia. Lo facciamo attraverso la pagina web a loro dedicata e con il rapporto continuo sui campi, la domenica. Un’attenzione che ci sembra importante rivolgere ad un mondo arbitrale fondamentale per il nostro sport e che, dal canto suo, sta provando con impegno a crescere, ed a migliorare. Un mondo arbitrale toscano per il quale, dopo i primi mesi di lavoro, è già possibile fare un primo bilancio, cercando, però, di guardare anche avanti al futuro immediato di questo settore, ai suoi obbiettivi. Tutti argomenti che abbiamo affrontato con Riccardo Bonaccorsi, coordinatore e designatore degli arbitri toscani.

La stagione è cominciata da poco, ma una prima valutazione sul movimento arbitrale toscano è forse già possibile.“Stiamo lavorando su un forte rinnovamento del movimento, ogni anno cerchiamo di inserire nuovi elementi e soprattutto stiamo lavorando su un concetto che riteniamo importante: l’arbitro non è un censore, un giudice, ma bensì il 31° giocatore. Prendendo spunto da quello che ha detto Collina per gli arbitri di calcio, ho detto ai nostri direttori di gara che questo deve essere l’anno del rispetto e spero che alla fine della stagione si siano fatti passi avanti importanti anche in questo senso”.

Un concetto che è importante far passare proprio in un momento di grande sviluppo del rugby toscano e nel quale sono nate tante nuove società?
“La cultura del rugby contiene già questo concetto. In Italia però accade spesso di confrontarci con persone che si avvicinano al rugby ma provengono da altri sport, come il calcio, dove esiste una certa prevenzione nei confronti dell’arbitro. Personalmente penso che l’arbitro migliore è quello che sbaglia meno. E’ l’accettazione dell’errore arbitrale che fa la differenza. Un passo importante che farebbe bene a tutto il movimento”.

Al raduno di Tirrenia erano presenti più di trenta direttori di gara. Un numero importante, un buon segno per il rugby toscano.
“Il raduno ha rappresentato subito un ottimo inizio. Gli arbitri presenti hanno avuto l’atteggiamento giusto, hanno scoperto il piacere di stare insieme ed hanno capito l’importanza di una buona preparazione atletica. Oltre a questo nel nostro movimento abbiamo anche 5 donne, tra cui Guastini a livello nazionale, Salvini a livello regionale e Risorti e Casali come direttori di concentramento. Avere delle donne nel nostro movimento lo ritengo un fattore molto importante perché, anche nell’arbitraggio, sono capaci di una superiore sensibilità, di una maggiore attenzione verso aspetti fondamentali, specialmente nei tornei giovanili, come l’incolumità fisica dei ragazzi”.

Quale obbiettivo vi ponete per il futuro?“Proseguire nell’opera di rinnovamento, formare nuovi arbitri ed avere rappresentanti da tutte le zone della nostra regione. L’ideale sarebbe avere un arbitro per ogni società. Questo sarebbe molto utile per sviluppare la comprensione del gioco e delle regole ed avvicinerebbe ulteriormente gli arbitri ai giocatori. Il rugby è uno sport di sentimento, di contatto umano ed essere uomo di rugby è un concetto molto sentito nel nostro mondo. Ecco si deve capire che l’arbitro è un uomo di rugby e fa parte a tutto tondo di questo mondo”.

la redazione
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