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Paolo Grassi: un livornese a Roma

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2012-07-27
Livorno
L'intervista con il neotecnico dell'Accademia di Roma e assistente della nazionale Under 17

Continuiamo con le nostre interviste con i tecnici - dirigenti - protagonisti del rugby nazionale e toscano. Stavolta abbiamo sentito per voi Paolo Grassi da poco promosso da tecnico regionale a tecnico dell'Accademia di Roma e assistente della nazionale Under 17. Con lui abbiamo dialogato sul rugby di base e sul movimento toscano, che Paolo ha seguito fin'ora in maniera costante e fruttifera contribuendo alla crescita della pallaovale del granducato e non solo... Ecco l'intervista integrale, lunga ma densa di parole e pensieri imporanti, con Grassi che da buon livornese quale e' che ha risposto a tutti i nostri quesiti e alle nostre provocazioni....


 


Ciao Paolo, prima di tutto complimenti per la promozione e per i nuovi incarichi che adesso ti attendono come tecnico della Accademia Zonale U18 di Roma “Lorenzo Sebastiani” – e come assistente alla nazionale Under 17....


Te lo aspettavi?


“In parte si, desideravo da tempo misurarmi in altre sfide e speravo in un cambiamento. La promozione è stata per me il coronamento di un sogno ma ho anche lavorato a lungo perché ciò avvenisse. Il nuovo incarico mi e' stato proposto dopo 7 stagioni sportive trascorse a supporto della regione Toscana e adesso mi aspetta un ambiente nuovo ma in continuita' con il lavoro sinora compiuto”.


Illustraci quali saranno i tuoi compiti in entrambi i ruoli...
"In Accademia dovrò seguire, insieme allo staff, un gruppo di atleti Under 18 per proseguire nella loro formazione tecnico sportiva finalizzata alle competizioni internazionali. Inoltre dovrò preparare gli atleti alle future esperienze  come l’ ingresso  all’Accademia di Tirrenia e alle squadre nazionali. Sarò' comunque responsabile del reparto degli avanti nell'Accademia di Roma.? Come tecnico della nazionale U17, invece, dovrò coordinarmi con vari tecnici delle Accademie zonali per definire una squadra che, nel disputare incontri con altre realtà europee, ci dia modo di verificare gli obiettivi raggiunti e di comprendere il livello internazionale juniores. Sara' importante monitorare le competizioni dei nostri campionati giovanili e mantenere un confronto perenne con i tecnici del Clubs".


Da addetto ai lavoro come vedi il movimento rugbistico italiano e cosa bisognerebbe fare soprattutto nei settori giovanili per far fare ai nostri ragazzi un salto di qualita'?
"Il movimento italiano negli ultimi 4 anni e' cresciuto in maniera esponenziale: lo dimostrano i numeri che abbiamo visto crescere anche in regione. Basti pensare che quando iniziai a lavorare come tecnico regionale erano presenti 17 società a fronte invece delle 36 che si conteranno dalla prossima stagione sportiva. A tal proposito mi preme dire che l’ incremento nei numeri deve essere corrisposto da un profondo cambiamento nella concezione della vita sportiva all’interno del Club, così come viene vissuta da giocatori, staff e società sportiva.?Il Club, a mio giudizio, deve garantire un servizio ai praticanti duraturo (parliamo di 11 mesi) e di qualità. Dal punto di vista tecnico mi sento di dire che dobbiamo lavorare di più per obiettivi individuali e orientati al futuro del giocatore. Per riuscire in questo è necessaria una completa condivisione e collaborazione tra lo staff che opera sui senior e quello sul settore giovanile. Inutile dire che per staff intendo tutti, ovvero tecnici, preparatori, dirigenti e arbitri. Inoltre credo che il ruolo di direttore tecnico e di direttore sportivo nelle Società più consistenti non potrà essere ricoperto da chiunque bensì da persone competenti dal punto di vista tecnico e manageriale, che hanno svolto un percorso nel tempo ed hanno acquisito una vasta esperienza all’interno delle dinamiche di una Società sportiva”.


Quale è l'importanza delle accademie zonali, vere e proprie anticamere alla nazionali giovanili?
"Le Accademie zonali sono l'anello di congiunzione tra il movimento giovanile italiano e l'alto livello juniores. In queste sedi ci impegniamo a dare riferimenti ai giocatori con l’obiettivo di alzare le esigenze riferite al gioco sul piano fisico e tecnico. I giocatori devono mantenere gli standard richiesti anche nei week end, al rientro nei loro Clubs e non devono risparmiarsi o sottovalutare il lavoro presso le loro Società”.


La promozione ti porta a dover lasciare Livorno e la Toscana; cosa ti macherà di più a Roma?
"La parlata toscana...spero di non prendere la cadenza romana. Scherzi a parte sentirò la mancanza dei colleghi, del rugby con i più piccoli ma soprattutto mi mancheranno gli affetti...la mia ragazza Silvia che è in cima alla lista insieme ai miei genitori”.


Raccontaci un po' la tua storia da Allenatore, come e quando hai iniziato e quale e' stato il percorso formativo che ti ha portato fin qui....
"La prima esperienza assoluta l'ho avuta con le attività di Selezione e con precisione con i nati anno 1988 (Chiesa, Puliti, Nava per fare qualche esempio) grazie a Gianluca Guidi che nel 2004 era tecnico regionale. Da lì ho percepito il mio personale piacere nell'animare gruppo contro gruppo e nel creare situazioni di gioco. Negli anni successivi ho avuto incarico di seguire il territorio per la FIR con la possibilità di realizzare esperienze con il mio Club di appartenenza con cui nel 2007 ho conquistato una promozione in serie A come allenatore e giocatore. Negli anni successivi il mio impegno con la Federazione è divenuto completo passando anche per un esperienza isolata all'accademia di Tirrenia come video analist. Sono maturato molto anche grazie alla possibilità di lavorare e confrontarmi con la didattica nazionale”.


Alla base tanti allenatori italiani, al vertice invece da anni ci affidiamo a tecnici stranieri, senza polemica e senza malizia si può parlare di esterofilia anche nel rugby, è un fatto casuale oppure è un gap (quello tra allenatori stranieri e italiani) che in effetti c'era e che magari adesso si sta sempre piu' assottigliando?
"Io non ho niente contro gli stranieri, dico solo che chi viene in Italia per un incarico di qualsiasi livello deve prima conoscere e poi tenere a mente quelli che sono i ritmi, le abitudini di vita e i vari contesti entro i quali si muovono giocatori e staff. Quello che noto è che si punta ciecamente e senza badare a spese su allenatori stranieri, per me è uno sbaglio. Vorrei tanto che la nostra cultura sportiva un giorno potesse cambiare. Inoltre però devo dire che sono favorevole ad esperienze all'estero per i nostri allenatori così che possano completare la loro formazione tecnica ma purtroppo le esperienze di questo tipo sono poche, se non nulle”.


Il rugby in toscana, fin'ora l'hai vissuto molto da vicino, come vedi il movimento e se c'e' qualcosa che si può migliorare in che direzione si dovrebbero muovere comitato regionale e societa'?
"Il movimento in Toscana è cresciuto ma deve migliorarsi ancora. Le sinergie tra i Club ci sono ma devono consolidarsi ulteriormente e ritengo che gli investimenti (risorse economiche e umane) sui settori giovanili siano troppo approssimativi laddove sono previsti. Parlando del settore tecnico e' doveroso investire sui giovani che vogliono puntare con serietà e professionalità sul rilancio del vivaio”.


Da tecnico di accademia zonale Under 18 e assistente alla nazionale Under 17, secondo te ci sono in toscana ragazzi dalla buona potenzialità, che possano vestire le maglie delle nazionali giovanili? Se si ci fai qualche nome?
"Senz'altro, i Club Under 16 e Under 20 hanno rose più ampie rispetto al passato e questo crea un clima più competitivo all'interno delle squadre stesse. Chi sono gli atleti meritevoli? Non me la sento di fare nomi, soprattutto quando si prendono in esame gli atleti che appartengono ad una particolare fascia di età e hanno tutto il tempo di dimostrare quanto valgono”.


Sogni e speranze future di Paolo Grassi: ti vedi più su una panchina di una nazionale azzurra, come adesso a lavorare con i giovani o come allenatore di Club di alto livello?
"Sicuramente è più forte in me il desiderio di condurre una panchina di una squadra nazionale piuttosto che guidare un Club di alto livello. Nonostante questo  ritengo che l'esperienza Club sia comunque un tassello importantissimo nel percorso formativo di un allenatore. Se permettete vorrei aggiungere due parole per ringraziare tutti i collaboratori che mi hanno sostenuto in questi anni ovvero i tecnici selezionatori, i preparatori fisici federali e i tecnici di Clubs che mi hanno coinvolto. Un ringraziamento speciale al Prof. Ascione che ha creduto in me. Infine auguro alle persone che hanno preso il mio ruolo in ambito regionale un buon lavoro. Concludo col dire che Enrico Romei è un tecnico valido che merita le stesse opportunità che mi sono state concesse ad inizio carriera”.

filippo mazzoni
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