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Zanni flanker da 50 caps

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L’ultimo volta che è andato in tribuna è stato all’Olimpico di Torino, contro l’Argentina. Era il novembre del 2008 e da allora Alessandro Zanni, flanker udinese della Benetton Treviso, unico friulano nel giro dell’Italrugby, di test-match non ne ha più saltato uno: cinque tornei delle 6 Nazioni, quattro tour nell’Emisfero Sud, una Rugby World Cup in Nuova Zelanda.

In totale cinquanta partite giocate dall’Italia da quella partita contro i Pumas a sabato scorso, sconfitta a Durban contro il Sudafrica.

Cinquanta test-match con un solo denominatore comune: Alessandro Zanni. Sempre presente in lista gara, quarantaquattro volte da titolare, altre sei per almeno un minuto.  Un risultato personale da record, arrivato grazie ad una costanza di rendimento che non sembra avere eguali tra gli atleti italiani e che gli è valsa in maggio anche la prima convocazione della carriera con i Barbiarians in occasione della gara di Twickenham con l’Inghilterra la settimana prima di volare in Sudafrica con la Nazionale: “E’ stata una grande esperienza, giocare con tanti campioni di ogni nazionalità, vivere lo spirito di un club storico come i Baabaas, mi ha fatto scoprire una cultura rugbistica nuova. Ci siamo divertiti, abbiamo legato, purtroppo sul campo non è andata come speravamo ma in meno di una settimana non era facile arrivare preparati alla
sfida con gli inglesi”.

Due settimane dopo aver indossato la maglia bianconera dei Barbarians a Twickenham, il ventinovenne terza linea della Benetton – cresciuto nell’Udine e sbocciato a Calvisano, con cui nel 2005 ha esordito in Nazionale sotto Pierre Berbizier – ha tagliato il traguardo delle cinquanta presenze (sono 75 in totale, tredicesimo Azzurro all-time) sabato a Durban contro il Sudafrica: “Sono contento del traguardo personale perché avere una costanza di rendimento, una buona continuità, credo significhi molto per un atleta. Nessun segreto, solo tanto lavoro: penso sempre a migliorarmi e spero di riuscire a continuare a farlo”

A rovinargli la festa ci ha pensato il Sudafrica, balzato in testa alla classifica del quadrangolare estivo grazie al 44-10 inflitto all’Italia risalita nonostante tutto al decimo posto del ranking in virtù delle sconfitte di Tonga contro il Canada e della Scozia contro Samoa, prossima avversaria dell’Italia sabato a Nelspruit: “Abbiamo subito il loro gioco, lasciando loro completamente la gestione del gioco nel primo tempo. Un errore che non si può commettere mai, tanto meno quando si gioca contro una squadra come il Sudafrica. Nella ripresa ci siamo riorganizzati ma abbiamo comunque sbagliato troppo nella gestione del pallone e nell’impostazione tattica”.

“Ci sono più aspetti negativi che positivi nella sconfitta di sabato, ma questo è un grande stimolo per preparare nel migliore dei modi la partita contro Samoa di sabato prossimo. Dimentichiamo i samoani grossi, veloci e disorganizzati del passato. Questa squadra che ha battuto la Scozia è grossa, veloce ma sa benissimo cosa fare sul campo. Sono migliorati in ogni fase del gioco ed uniscono questi loro progressi tattici a doti naturali fuori dal comune. Li abbiamo visti contro la Scozia, sono in grande forma. Ma noi sappiamo benissimo di poter sfidare ogni avversario, se ci atteniamo ai nostri principi, alla nostra filosofia”.

“Alla fine di questo tour sudafricano, di questo quadrangolare con Springboks, scozzesi e samoani, mancano ancora due partite. Per noi è stata una stagione positiva, iniziata con un novembre in cui siamo riusciti a giocare ad alto livello contro All Blacks e Wallabies, anche se non con la continuità che avremmo voluto, e proseguita con un Sei Nazioni in cui mi sento di dire che solo la partita con la Scozia è stata totalmente incolore da parte nostra: vogliamo finire con due prestazioni che siano all’altezza di questo 2012/2013 che sta finendo ed approcciare nel migliore dei modi la stagione che arriva. Al Mondiale del 2015 in Inghilterra non manca molto, siamo una squadra ambiziosa e vogliamo sfruttare ogni appuntamento da qui alla Rugby World Cup per porre le basi di una campagna iridata di successo”.

 

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  • Ivan Marianelli

    questa è una prova